un neurone X due cervelli
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Un ringraziamento a tutti i neuroni che sono venuti a trovarci per *loading* volte
II - LA PAPESSA
-...e anche quest'anno, invito voi tutti ad essere rispettosi delle regole. Il nuovo regolamento è già stato affisso in bacheca. Prendetene visione il prima possibile, per evitare spiacevoli incomprensioni. Andate ora alle vostre classi... e buon lavoro a tutti!- disse la donna non più giovane. Aspettò che tutti i presenti si alzassero e uscissero. Ci vollero alcuni minuti durante i quali raccolse i fogli contenenti gli appunti del discorso che aveva appena terminato di pronunciare. Aveva dato particolare enfasi alla parola 'spiacevoli' perché sperava che i ragazzi la comprendessero meglio. Quando la sala fu vuota, uscì chiudendo la porta dell'aula magna. Percorreva il corridoio che portava al proprio ufficio con un passo deciso, controllando che i ragazzi fossero nelle classi e che i docenti non fossero in ritardo. Già... quello era il suo lavoro. E lei ne era fiera ed orgogliosa. Dirigere un istituto prestigioso come quello non era da tutti. Quindici anni prima era stata scelta dal Consiglio per necessità. La riconferma per l'anno successivo fu il premio per l'ottimo lavoro svolto. E ogni anno il Consiglio rinnovava questa fiducia. Non poteva che esserne orgogliosa. Certo non era facile, ma lei metteva tutta se stessa nel lavoro. "Mi ritengo una persona corretta. Intransigente, forse un po' rigida, ma giusta." Certo, che tra docenti e allievi da gestire, non era facile. "Ogni anno un problema... quando le cose vanno bene."
Nonostante il divieto ad organizzare feste e quant'altro per i residenti del collegio, la prima sera c'era sempre qualche gruppetto più indisciplinato. Come sempre, da quindici anni a questa parte, iniziò il proprio giro di controllo. "Lo prometto... solo richiami. Devo essere meno rigida... già... sono almeno dieci anni che lo ripeto a me stessa. Tutte le sere. Tutte le volte. E poi... mi rendo conto che non sono in grado... proviamoci." L'ispezione procedeva. Niente di particolare, un po' di musica, alcune risate, ma nulla per cui intervenire. Ripensò all'ultimo anno trascorso. Gli allievi dell'ultimo corso avevano deciso di organizzare una festa in solaio. Ed erano quasi riusciti a farla franca. Ma la fortuna li aveva abbandonati sul più bello. Stava quasi per rientrare quando vide qualcosa di 'luminoso' cadere dall'alto. Uscì e vide il mozzicone di una sigaretta. Salì fino all'ultimo piano dell'edifico. La festa era in pieno svolgimento. Musica e alcolici la facevano da padroni. Risultato di quella sera: tre ragazzi espulsi e un'altra dozzina richiamati ufficialmente. "Speriamo che quest'anno non sia come il precedente."
-Vediamo... pesca ancora una carta...- disse una voce femminile in tono basso.
-Ancora una? Ma quante ne devo pescare?- rispose un'altra voce femminile con tono più alto.
-Parla piano. Vuoi che ci sentano tutti?-
Voci basse provenivano dalla stanza di destra. Si fermò un attimo. Silenziosamente si avvicinò alla stanza e accostò l'orecchio alla porta; voleva sentire meglio. "Chissà di cosa stanno parlando?"
-Allora... quello che hai davanti a te è il Sentiero. La prima carta che hai estratto rappresenta il passato. La seconda sono gli ostacoli. Al centro vedi il tuo presente. La quarta carta sono le energie positive. E l'ultima rappresenta il futuro. Ora, dobbiamo capire insieme quale sia il loro significato.-
Staccò l'orecchio dalla porta. Era stupefatta. Una cosa simile non era mai successa e mai sarebbe dovuta succedere. "No, questo no! Non posso proprio tollerarlo!" fu il primo pensiero della donna. Aprì con forza la porta, dopo aver usato il passe-partout per la serratura. Negli occhi delle due ragazze comparve il terrore. Erano sedute per terra, all'interno di un cerchio formato da candele. Le guardò con rabbia.
-Dammi subito quelle carte!- ordinò con voce imperiosa.
La ragazzina con le carte in mano la guardava impaurita, indecisa su cosa fare. Si erano alzate facendo cadere alcune candele e spegnendone altre. La donna si avventò su di loro. Non poteva tollerare pratiche 'magiche' nel suo istituto. Riuscì a prendere alcune carte e a farne cadere altre dalla mano della ragazzina. Le stava rovinando.
-Le lasci... sono un ricordo di mia madre- disse la ragazzina.
Continuò a stringerle e a rovinarle. La paura dipinta sul volto della giovane scomparve. Adesso era l'odio l'espressione dominante. Agì d'istinto. Si scagliò contro la donna per riprendersi le carte. In un attimo fu su di lei. Le prese alcune carte dalle mani, mentre la spingeva indietro. La donna perse l'equilibrio e cadde all'indietro. Lo spigolo del comodino e la nuca della donna si urtarono violentemente. Il sangue uscì dalla testa lento e continuo... "Eppure me l'ero ripromessa di essere meno intransigente e rigida..." fu il suo ultimo pensiero mentre stringeva ancora una carta nella mano destra.
I - IL BAGATTO
L'uomo aveva visto il quadro in un negozio d'antiquariato. Ne era subito stato colpito, quasi folgorato. Era entrato e l'aveva acquistato senza battere ciglio sul prezzo. "E' perfetto. Starà benissimo sopra il caminetto" pensò mentre rientrava a casa. Già la casa. Era appartenuta alla sua famiglia da 'sempre', ma lui non ci abitava che da pochi mesi. Era una casa grande e antica. Da quando fu costretto a ritirarsi dal mondo del lavoro, trascorreva la giornata nella biblioteca. Leggeva molto, anche perché aveva parecchio tempo libero. La cura della casa era affidata ad una governate, probabilmente antica quanto la casa, e ad un paio di inservienti.
"Come mai questo libro non è al proprio posto?" si chiese mentre lo rigirava tra le mani. "In questa casa non c'è mai nulla fuori posto!" pensò mentre iniziava a cercare lo spazio in cui inserirlo. Ma lo spazio negli scaffali era totalmente occupato. Quel libro non arrivava dalla biblioteca, almeno in prima analisi. Prese la scala e guardò meglio, anche sui ripiani più alti. E ne fu sempre più convinto: il libro non apparteneva alla sua collezione. Non sapendo cosa farne lo appoggiò sul tavolo della biblioteca. "Ci penserò domani... per adesso andiamo a dormire."
Le pagine scorrevano rapide. Il quadro era illuminato da una luce riflessa. L'uomo si svegliò sudato. Un senso di inquietudine lo circondava. "Ancora quel libro. Che cosa diavolo c'entra?" Si alzò dal letto e indossò la vestaglia. Scese le scale rapidamente per arrivare in biblioteca. Accese la luce. "Come immaginavo!" Il libro era aperto, sul tavolo dove l'aveva lasciato, ma aperto. Il senso di inquietudine era più forte di prima, rendendolo indeciso su cosa fare. Trascorsero diversi secondi durante i quali fissò il libro dalla soglia della stanza. "Chi l'avrà aperto? E perché?" Restò immobile ancora un po', poi la curiosità prese il sopravvento. Ed entrò nella stanza. Si avvicinò al libro e lo guardò. "Ma... questo cosa vuol dire?" Uno sguardo stupito si dipinse sul suo volto. Nel libro c'era un'immagine che rappresentava la stanza con il quadro comprato qualche giorno prima, appeso sopra il caminetto. "Non può essere vero. Questo libro avrà più di cento anni... com'è possibile?" Sfogliò la pagina e vide lo stesso disegno, ma con un uomo di spalle rivolto al camino. Alzò lo sguardo e si trovò a guardare il camino. Si era spostato di diversi metri e non se ne era nemmeno reso conto. "Cosa sta succedendo?" Un'altra pagina ed un'altra immagine. Un uomo si incamminava all'interno di un corridoio che partiva dal caminetto, illuminato da una fioca luce diffusa. Si sentiva molto a disagio in quello stretto corridoio ed il libro gli cadde dalle mani. Non si chinò a riprenderlo, ma si incamminò titubante e timoroso. "Cosa sto facendo? Ho già pagato una volta per la mia curiosità e per il mio impegno."
Il passaggio, leggermente in discesa, sembrava non avere mai fine. Sentì caldo, sempre più caldo e la fronte si imperlò di sudore. Non riusciva a muoversi molto rapidamente e questo non faceva che aumentare il disagio. Non aveva più la nozione del tempo, poteva essere in quel corridoio da 10 minuti, come da 10 giorni. "Dove sto andando? Dove porta questo corridoio?" pensò mentre camminava. Era talmente assorto nei suoi pensieri che la comparsa di una porta di metallo di fronte a lui, fu una vera sorpresa. La zona era meglio illuminata delle precedenti. Osservò la porta a lungo. Era veramente ben lavorata e il tempo non aveva lasciato alcun segno sulla superficie. Appoggiò una mano e spinse. Dopo una debole resistenza, la porta si aprì. L'odore di chiuso gli riempì le narici. Rimase fermo, aspettando che l'aria diventasse più respirabile. Un enorme laboratorio comparve di fronte ai suoi occhi. Entrò per guardarsi intorno, e fu stupito da ciò che vide. "Dove sono? Che posto è questo? Non ricordavo la presenza di questa stanza nelle planimetrie."
-Hai perfettamente ragione... questa stanza non c'era nelle planimetrie- disse una voce alle sue spalle.
L'uomo sobbalzò nell'udire quelle parole. Si voltò e vide un uomo curvo lavorare su un grande tavolo. La sensazione di inquietudine aveva lasciato il posto ad una sensazione di paura.
-Chi sei? E cosa fai in casa mia?-
-Ma questa non è casa tua. E' casa mia. E non è da persone educate entrare a casa di qualcuno senza essere invitati- disse l'uomo in tono calmo e senza voltarsi. Poi riprese -immagino cosa vorresti obiettare, ma non è così. Si, il passaggio si è aperto all'interno del tuo caminetto è vero, ma questa non è casa tua. Questa è la mia prigione... o per meglio dire... era-
-Non capisco, cosa intendi dire?-
-Hai capito benissimo- rispose l'uomo mentre agitava un'ampolla -sono io che ti ho scelto. Dall'antiquario, quando mi hai comprato. Poi ti ho fatto trovare il mio libro, che ti ha aperto il passaggio... e ti ha condotto fin qui. La casa ha cercato di proteggerti, trasmettendoti un senso di inquietudine, ma la tua curiosità e il tuo desiderio di arrivare fino fondo ti hanno portato da me. Come sospettavo... Addio!-
L'istante successivo non lo vide più. Si voltò, ma l'uomo curvo era già sulla porta. Appena lo vide in faccia sbiancò. Era uguale all'uomo del quadro, anche se più vecchio.
-Grazie per avermi liberato... e per voler prendere il mio posto...- disse mentre chiudeva la porta. Un urlo ovattato arrivò dalla stanza, ma non se ne curò. Ora era libero. Percorse il corridoio ed uscì dal libro aperto sul pavimento della stanza. Si guardò intorno, si diresse verso il caminetto e colpi il vetro della cornice con un pugno. La lastra di vetro andò in frantumi e la mano iniziò a sanguinare. La carta contenuta scivolò a terra e la raccolse. Si rialzò, giovane e forte come era raffigurato. Sorrise.
-Ora... ho quello che voglio!-
0 - IL MATTO
L'uomo camminava avvolto nel suo spesso mantello. Il freddo pungente che sentiva lo costringeva ad un passo veloce. "Mi staranno ancora seguendo?" pensò mentre voltava la testa per guardarsi intorno. Non vide nulla. Solo lui e il freddo che gli penetrava nelle ossa. Mancava poco per arrivare a casa. Lì sarebbe stato al sicuro. Non avrebbero potuto fargli del male. Aumentò il passo. I lampioni proiettavano la sua ombra lungo la strada. Un rumore secco lo fece fermare. Si guardò intorno e vide una finestra sbattere. Si calmò, ma durò solo un attimo. Subito dopo la paura aumentò. "Maledizione... Sono loro. Mi hanno raggiunto! Proprio adesso che ero quasi arrivato!" pensò quando tre figure spuntarono di fronte a lui. "Cosa devo fare? Cosa devo fare adesso? Mi prenderanno... mi prenderanno e mi porteranno via..."
La strada non presentava vie di fuga, fino all'incrocio successivo. Tornare sui propri passi non gli sarebbe servito. Avrebbero continuato a seguirlo. Le tre persone continuavano ad avvicinarsi. Poche decine di passi e l'avrebbero sicuramente riconosciuto. "Devo agire prima di loro. Non devo farmi prendere... qualsiasi cosa succeda."
-Devi ammettere che la scenografia era ridicola-
-Non ho mai visto uno spettacolo così... scialbo. Il protagonista era del tutto inconsistente. E abbiamo pure pagato per vederlo- disse mentre scuoteva la testa.
-Dai ragazzi... non critichiamo sempre tutto. Avete visto invece quel tizio fermo in mezzo alla strada?-
-Già, mi stavo chiedendo cosa stesse facendo?-
"Sono loro... stanno parlando di me. Sono pronti a prendermi, ma io sarò più lesto di loro." Il cuore batteva sempre più veloce. Il mantello si mosse leggermente. Le tre persone continuarono a camminare avvicinandosi sempre più. Anche l'uomo col mantello riprese a muoversi. Tre passi e si sarebbero incrociati. I tre si scambiavano occhiate divertite, mentre parlavano dello spettacolo. "Ancora due passi." Il mantello si allentò un po'. "Solo più uno."
-Ma non sentirà caldo con quel mantello?- bisbigliò il più giovane dei tre.
Non ci fu tempo per sentire la risposta. "Adesso!" Nell'istante in cui si incrociarono, l'uomo col mantello colpì in pieno petto il più vicino dei tre giovani. Con un passo laterale, mentre il manto volava ancora alto nella notte, si avventò sul secondo tagliandogli la gola. Il mantello nella discesa, dopo i primi due colpi, impacciò l'uomo che non riuscì a colpire il terzo ragazzo, che iniziò una veloce fuga.
-Aiuto! Che qualcuno mi aiuti!- urlò il giovane.
"Devo prenderlo o avviserà i suoi compagni. E mi cercheranno ancora... e ancora... e ancora... e non sarò mai libero!" Gli occhi mostrarono tutta la rabbia che aveva dentro. La distanza non diminuiva, ma, almeno, non aumentava. "Tra poco non riuscirò a prenderlo..."
-Aiuto! Che qualcuno mi aiuti!- continuò ad urlare. Tuttavia, nessuno sembrò udire la sua richiesta disperata.
Nella corsa l'uomo sganciò gli alamari del mantello e lo fece scivolare a terra. In questo modo riuscì ad essere più veloce e più libero nei movimenti della sua folle corsa. Ancora pochi passi e ci sarebbe riuscito. "Non mi avranno, anzi sono io che avrò loro... e sarò libero!" Con un balzo fu sul giovane. La lama sporca di sangue affondò nella schiena del ragazzo. L'uomo si alzò e non vedendo nessuno tornò sui suoi passi per recuperare il mantello. "E' finita..."
-Fermo! Non ti muovere... e lascia cadere a terra l'arma- disse una voce alle sue spalle.
L'uomo si fermò. Prese qualcosa da una tasca e la guardò.
-Non fare movimenti bruschi! E lascia cadere l'arma- replicò la voce.
Si voltò. Vide l'uomo di fronte a lui minacciarlo con una pistola. Era come gli altri. Sperava di poter spiegare, ma non l'avrebbero ascoltato. "Non sarò mai salvo. Mi ha mentito. Aveva detto che ne avrei incontrati solo tre. Mi ha ingannato e non sono riuscito a capirlo..." Alzò il lungo pugnale, aumentando la stretta sull'impugnatura fino a sentire dolore e si scagliò contro il poliziotto, che aprì il fuoco ripetutamente. Il corpo dell'uomo colpito più volte giaceva immobile. Un'espressione di paura e di follia era dipinta sul suo volto. Nella mano destra stringeva il pugnale... nella sinistra una carta.
SCONCERTO
Vorrei farvi leggere qusta lettera, epurata dai dati sensibili...
spett. ditta @@@ visto e considerando i vari solleciti telefonici di cui il signor @@@@ non è mai reperibile, che la mia ditta @@@@ si è resa sempre disponibile a qualunque ora del giorno nell'effettuare i trasporti per la vostra ditta.
chiedo di essere rimborsato per il lavoro svolto con la mia massima serietà.
allego con la presente visto che è passato tre mesi la fattura dei trasporti faccio presente che trascorsi 7 giorni dal ricevimento della raccomandata mi rivolgero al mio legale con spese a vostro carico. confido nella vostra serietà.trasporto effettuato a matti canavese.
Ora, io non sono una maestro della lingua italiana, ma resto allibito di fronte a certe cose. Ora, la mia domanda è: "come ha fatto questo tizio a prendere la licenza media?" Ma non solo, "come hanno fatto alcuni calciatori a prendere la licenza elementare?" Ecco... vorrei una risposta a questo. Perché probabilmete la scuola ha bisogno di una riforma, ma talmente radicale e profonda che potrebbe non restare più nessuno ad insegnare... dopo.
SOLO
Ecco un'altra cosa triste di questo periodo... il mio compagno di 1000 avventure ha deciso di non scrivere più su questo blog... e questo ha generato in me prefonda tristezza, per non dire angoscia. Sono tornato un mezzo neurone semplice e solo... avrò di nuovo le funzioni base, senza nessun optional. Non potrò neanche chiedere "C'è nessunooooooo?", come la particella di sodio, perché so già la risposta...
RICOMINCIAMO
Eccomi di nuovo alla mia postazione dopo alcuni giorni di assenza. Purtroppo nulla è cambiato. Il mio impegno di scrivere ogni giorno di qualche amenità è sempre forte. Ogni tanto perdo un po' la voglia, ma questo "esercizio di stile" deve continuare. Purtroppo lo stato di stordimento attuale, non mi permette di essere abbastanza lucido per scrivere qualcosa di sensato (anche scrivere qualcosa di insensato, comunque, sarebbe positivo).
Quando guardo il "foglio bianco" dove prende forma il mio pensiero dattiloscritto al PC, mi prende sempre un po' di panico. E' una cosa che eredito dal mio periodo delle medie / superiori. <<Che cosa scrivere?>> Era il mio pensiero fisso e terrorizzante. Anche quando avevo un titolo, non era facile trovare il modo di mettere nero su bianco (anzi blu su bianco) quello che pensavo o provavo. Questo però dipende da un altro problema. Già, molto spesso ho paura di dire quello che sento e quello che provo veramente. Sia in senso positivo che negativo. Già, ho paura di esprimere liberamente il mio pensiero. E quindi mi adatto allo standard che mi circonda... e rimugino. E mi rendo conto che non mi piace. E non mi piaccio neanche io che non parlo... per quieto vivere...
HO CEDUTO!
Sono caduto in tentazione. Come ho potuto farlo di nuovo? Avevo promesso di smettere, però la mia forza di volontà ha vacillato e il peccato è stato fatto. Sono deluso da me stesso. Era più di un mese (quasi due) che resistevo alla tentazione. Però alla fine l'astinenza non è stata sufficiente. Vedevo gli altri felici, soddisfatti, estasiati dall'esperienza compiuta... e ho voluto riprovare. Dopo tanto tempo. E, purtroppo, mi piace ancora. Ancora una volta mi sono reso conto che la volontà non basta. Nonostante l'aiuto degli amici, gli unici a poterti aiutare evitandoti le tentazioni, se non sei tu a volerne uscire è la fine. E' una strada a senso unico. Senza ritorno... però sono sicuro di potercela fare. Io non sono un debole. Ho solo una scarsa forza di volontà.
...
Comunque... sono solo andato a pranzo da McDonalds...
OGGI E' LUNEDI' MATTINA...
casomai qualcuno non se ne fosse accorto.
Torino è uggiosa (non è una novità in questo periodo).
L'ufficio è vuoto (sono tutti in pausa sigaretta/caffè).
Suona un cellulare (e non è il mio, altrimenti avrei risposto e non l'avrei scritto).
Il mio umore è grigio come il cielo (d'altronde è lunedì mattina... non si può pretendere).
Il PC con la musica suona "Don't you Cry" (una delle mie canzoni preferite).
I miei pensieri sono abbastanza sparsi. I fatti di cronaca / politica / economia della domenica (razzi sparati dalle curve, il ragazzo morto per il colpo di pistola sparato per sbaglio, il parroco che regala magliette per portare i bambini in chiesa, gli economisti che danno il Giappone ok, mentre America ed Europa sono ko, le finte elezioni dell'unione) mi ronzano per la testa. Senza capo ne coda.
La musica è cambiata e non riconosco la canzone.
E vorrei avere qualcosa da dire di concreto. Perché quando si hanno troppi pensieri, è difficile concretizzarne uno. E' un po' quello che succede in politica. Durante la campagna elettorale, nessuno parla di un programma da realizzare (il cellulare ha suonato di nuovo, ma il collega proprietario è rientrato ed ha risposto... meno male). Non almeno di un programma concreto. E' un programma sui generis. Che parla di tanto... di tutto... che risolverà tutti i problemi di tutti (miiiiii "Si la vita è tutto un quiz" adesso nooooo), invece serve solo per confondere le idee... Come i miei pensieri sono in grado di confondersi da soli... quando sono troppi. Come al lunedì mattina...
Un telefono fisso suona da diversi minuti (e la tensione sale... dico io... ma se non senti risposte... smetti e non rompere a chi ha solo la sfortuna di essere seduto di fianco a chi non c'è e quindi non può rispondere).
Pensavo di avere finito... ma il cellulare del proprietario del fisso di prima, ha iniziato un trillo continuo... ha smesso un attimo e poi ha ripreso... ed ora suona insieme al fisso... fate voi che giornata può essere questa...
Sto per premere il pulsante PUBBLICA POST... e i telefoni sono ancora in stereofonia... ricordatevi le arance e la torta al limone...
UNA LANCIA PER LAPO & C.
Mi rendo conto che il titolo si presta subito ad una battuta, ma, in questi giorni, ho letto, visto e sentito un marea di fesserie che non riesco più a trattenermi. E così scrivo!
Il tutto è inizia con Kate, continua con Paolo e si conclude con Lapo. Ora, non voglio essere ne bacchettone ne moralista, ma perché ognuno non si fa bellamente i caxxi suoi, ficca il naso nelle proprie faccende domestiche e smette di "tormentare" queste persone. La stampa e la TV continuano a sguazzare nel torbido e la gente gode. Gode a vedere chi è agli onori della cronaca precipitare nel fango. E gode di più se poi queste persone, che hanno solo avuto la sfortuna di "farsi beccare", non riescono ad alzarsi.
Io non sono favorevole all'uso di droghe (di qualunque tipo siano... leggere, medie, pesanti, altro specificare). Però credo che ognuno abbia il diritto alla propria libertà. E se decide di rovinarsi la vita scegliendo una strada, tolto l'avvertimento continuo che posso dargli come aiuto, non sono nessuno per impedirglielo. Quello che mi fa infervorare sono lo sciacallaggio mediatico e l'ipocrisia generalizzata dimostrata dalle persone. Vorrei vedere la vita di tutte queste "brave persone" che redarguiscono, giudicano e predicano se è all'altezza di poter fare quello che fanno. Oppure se nell'intimo delle proprie mura domestiche non hanno anche loro scheletri, fantasmi e spettri ben più terribili di quello che condannano.
CONGETTURE
Quante volte ci capita di trarre conclusioni affrettate? Quante volte, prima che una persona abbia terminato una frase, noi siamo li a "suggerire la parola"? Se questo da un lato è comunque un segno di attenzione verso l'interlocutore, da un altro punto di vista, dimostra che non siamo attenti nell'ascoltare. Perché, invece ponderare quello che ci viene detto, "supponiamo" quello che ci viene detto.
Dopo aver caricato tutti i bagagli del Papa nella limousine (e di certo non viaggia leggero), l'autista nota che Sua Santità sta ancora aspettando sul marciapiede.
"Mi scusi, Vostra Santità", dice l'autista, "vorrebbe per favore sedersi in modo che possiamo andare?"
"Beh, per dirti la verità" risponde il Papa, "non mi fanno mai guidare in Vaticano e oggi ne ho davvero voglia."
"Mi dispiace, ma non posso permetterglielo. Perderei il lavoro! E se succedesse qualcosa?" protesta l'autista, desiderando di non essere andato al lavoro quella mattina.
"Ci sarebbero degli extra non indifferenti per te" dice il Papa.
Riluttante, l'autista sale dietro mentre il Papa si mette al volante. L'autista si pente della sua decisione appena usciti dall'aeroporto, vedendo il Pontefice spingere l'acceleratore portando la limousine a 190 Km/h.
"La prego, rallenti, Vostra Santità!!!" si dispera l'autista, ma il Papa continua a tavoletta fino a quando si sentono delle sirene.
"Oh mio Dio, mi ritireranno la patente!" piagnucola l'autista.
Il Papa accosta e tira giù il finestrino. Il poliziotto si avvicina, da un'occhiata, torna alla moto e prende la radio.
"Devo parlare col capo" dice. Il capo risponde alla radio e il poliziotto gli dice di aver fermato una limousine che andava a 190 Km/h.
"Beh, sbattilo dentro!" dice il capo.
"Non credo che vogliamo davvero farlo, è un tipo molto importante" dice il poliziotto.
"Una ragione di più!!" esclama il capo.
"No, intendo DAVVERO importante" risponde il poliziotto.
Il capo allora chiede: "Beh, chi hai lì, il Sindaco?"
"Più in alto."
"Il Governatore?"
"Di più."
"Va bene" dice il capo, "chi è?"
"Credo sia Dio!"
"Che cosa ti fa credere che sia Dio?!"
"Ha il Papa per autista!"
Ed ecco qui la congettura. Perché ci si è fermati all'apparenza e non si è andati oltre. Peccato, perché andando in profondità, si scoprono cose interessanti e carine. Per oggi non approfondisco oltre... lascio ad altri il compito di farlo...