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Un ringraziamento a tutti i neuroni che sono venuti a trovarci per *loading* volte

 
sabato, 24 dicembre 2005

XXI - IL MONDO

I ragazzi erano tutti seduti all'interno della grande aula magna. Stavano ascoltando, distrattamente, le parole della direttrice nell'abituale discorso di inizio anno. Per qualcuno era la prima volta, ma per altri sarebbe stata l'ultima se l'anno scolastico non avesse regalato spiacevoli sorprese. Le espressioni sui volti dei ragazzi erano estremamente varie. Chi era attento, chi assonnato, chi distratto da altri pensieri. Guardandoli non davano l'impressione di uniformità. Le parole si perdevano nella sala, sfiorando le orecchie di tutti, ma senza la certezza che penetrassero ulteriormente. Qualcuno sorrideva dopo aver letto un bigliettino che gli era giunto da qualcun altro che lo aveva ricevuto da un altro e subito lo passava. Dopo più di un'ora, il discorso era terminato e gli allievi potevano recarsi alle proprie classi per iniziare le lezioni.

-Hai ricevuto il biglietto?-

-Certo! Sono già pronto per la prima festa dell'anno!-

-Credo siano già stati avvisati tutti. Ho visto un paio di facce nuove e non credo siano del primo anno. Li rendiamo partecipi?-

-Lascia stare... se sono in gamba riusciranno a trovarci. Altrimenti...- e rise mentre indicava in basso con il pollice.

-Hai ragione... non meriterebbero di essere dei nostri.-

I due giovani discutevano mentre si stavano dirigendo alle rispettive classi. Come tutti gli anni, le lezioni iniziavano subito. La direttrice non amava le perdite di tempo e non amava le feste, in particolar modo quelle all'interno del collegio, ma la tradizione imponeva che gli allievi dell'ultimo anno organizzassero la festa iniziale il primo giorno in uno degli edifici del collegio. Era stato così da sempre... e sempre sarebbe stato così. Le tradizioni andavano sempre rispettate, era uno degli insegnamenti che avevano ricevuto appena arrivati e durante tutti quegli anni di studio.

La preparazione era importante e, nel corso della giornata, qualcuno spariva misteriosamente dalle classi, tornando dopo un tempo indefinito. I compagni si coprivano uno con l'altro, per far procedere l'organizzazione. Sembrava che ognuno sapesse precisamente quale fosse il suo compito, per fare in modo che tutto andasse alla grande.

-Non ne posso più!- bisbigliò un ragazzo al suo vicino.

-Lascia stare... meno male che tra mezz'ora sarà finito tutto. Il primo giorno è sempre una tragedia...-

Terminate le lezioni, il temperato pomeriggio di fine estate scivolò via tra le attività collaterali e lo studio in biblioteca. Quelli del primo anno si muovevano con titubanza, e i più anziani si divertivano ad indirizzarli nei luoghi più svariati. Alcuni finirono in cucina, altri nelle sale professori e i più imbranati direttamente nell'ufficio della direttrice convinti che fosse la segreteria per gli studenti. Si divertivano proprio.

-E' tutto pronto! Quest'anno andrà tutto bene... come al solito!-

Il gruppetto di ragazzi annuì al sentire quelle parole. La festa era pronta. Bisognava solo attendere la sera.

Dopo cena, fino alle 22, era possibile frequentare le sale comuni, alcune più rivolte allo studio, altre al divertimento. Oppure i ragazzi si ritiravano nelle proprie stanze, anche se erano veramente pochi ad avere un comportamento "asociale". I rintocchi dei pendoli presenti in ogni sala comune indicava che bisognava recarsi nelle proprie stanze. Ma, quella sera, non era il progetto di tutti i ragazzi. Alcuni non avevano come meta la propria stanza, ma il solaio. Un nutrito gruppo di studenti dell'ultimo anno era presenta alla festa. Ragazzi e ragazze che mettevano a rischio il proprio ultimo anno per bere, fumare ed ascoltare musica... per divertirsi.

-Direi che anche per quest'anno la tradizione è stata rispettata!-

-Già! I nostri predecessori possono essere fieri di noi!- disse mentre alzava un bicchiere pieno di Rhum con ghiaccio.

-Alle tradizioni!-

La festa proseguiva, la musica riempiva le orecchie dei ragazzi che ballavano.

-Chi è quello con il mantello che è entrato adesso?- chiese uno dei ragazzi.

-Potrebbe essere uno dei nuovi arrivati per l'ultimo anno.-

-O uno che prova ad infiltrarsi, come facevamo noi, anche se dalla faccia non credo... ci penso io ragazzi!- disse finendo in una sorsata il bicchiere.

Posò il bicchiere sul tavolo vicino e si incamminò verso il tizio appena entrato, che si stava accendendo una sigaretta. Si fermò a un paio di passi e lo squadrò.

-Non credo di conoscerti!- disse in tono sicuro.

-Non mi sorprende. Tu non puoi conoscermi.- rispose in modo totalmente atono.

-Sei dell'ultimo anno? Sai... questa è una festa privata.-

Prima di rispondere inspirò profondamente dalla sigaretta. Lo guardò negli occhi ed espirò il fumo che aveva nei polmoni. -Diciamo di sì.- E sorrise.

-Sei un tipo misterioso. Ma non ti devi preoccupare, siamo qui per divertirci. Bevi qualcosa. Sciogliti un po'... dai!-

Tenendo la sigaretta tra le labbra estrasse un mazzo di carte. -Prendine una.-

Il ragazzo allungò la mano e prese una carta. -Guardala.-

-Dunque... hai estratto Il Mondo. Sai cosa significa? Suppongo di no, e allora sarò io a spiegartelo. Questa carta implica incontri, vita sociale e mondana, occasioni piacevoli, come questa festa ad esempio. Tuttavia non è una carta di stabilità, e quindi spesso non è così favorevole come potrebbe sembrare a prima vista. Vuol dire che questa serata potrebbe non finire come avete pensato tu ed i tuoi amici! Vedi, la vita ci riserva sempre delle sorprese. Quando crediamo di essere noi ad organizzare la nostra vita, capita sempre qualcosa che ci pone nella condizione di riflettere. Come questa carta. Che altera le nostre vite per mezzo delle relazioni sociali che abbiamo. Vedi qui, adesso, ci sei tu, mentre i tuoi amici sono a chiacchierare insieme. Il Mondo ti ha portato a me… o meglio ci ha fatti incontrare…-

Riprese la carta dalla mano del ragazzo e la riposizionò nel mazzo.

-Non credo di capire quello che stai dicendo. Sono io che sono venuto da te… Non ci siamo incontrati per caso. E poi… cosa intendi con la serata potrebbe non finire come avete pensato? Sei uno di quelli che portano iella alla gente? Perché se è così puoi pure andartene!- disse in tono estremamente serio.

-Sei sicuro di quello che dici? Guardati intorno. Sei certo che quelli laggiù siano i tuoi amici? Osservali con attenzione…-

Il ragazzo guardò verso i suoi compagni. Non riusciva più a distinguerli chiaramente. I loro volti erano sfocati e deformati, avevano perso la loro fisionomia originale. Si strofinò gli occhi ripetutamente, ma il risultato non cambiava. Osservò il suo interlocutore e notò che la sigaretta era quasi finita. Lo seguì mentre si spostava verso una delle finestre oscurate da pesanti panni neri. Dopo aver aspirato l’ultima boccata, scostò il panno e la gettò.

-Leggo lo scetticismo nel tuo sguardo. Deduco quindi che non mi credi. Vuoi una prova?- disse mentre si sfilava il manto.

-Dai fammi ridere... buffone.- replicò il giovane balbettando.

-Tra pochi minuti la direttrice sarà qui. Libero di credermi. Io sto per andarmene, comunque. Preferisco non correre rischi.-

-Stai scherzando?-

-No, affatto! Anzi, guarda... prendi un'altra carta...-

Il ragazzo era titubante. Non sapeva cosa fare. -Dai, non farti pregare.- Allungò la mano e prese una carta. La guardò e vide Il Matto.

-Cosa vuol dire?-

-Semplice... Indica incertezza, indecisione, il non sapere quale direzione prendere... cioè esattamente la tua posizione in questo momento, non sai se credermi, non sai cosa fare... e non sei neanche più sicuro di dove sei. Perché non eri qui che ti trovavi… vero?-

Si guardò intorno. La stanza era cambiata. Era stranito. Osservò le persone che lo circondavano. Poteva essere una taverna quella dove si trovava ora. Non c’era musica, ma solo il vociare dei presenti. Non capiva quello che stava succedendo. Non aveva bevuto così tanto da spiegare quella sorta di allucinazione.

-Cosa è successo? Dove siamo?-

-Non è importante dove sei, ma quello che devi fare per essere libero. Indossa il mio manto ed esci da quella porta. Nella tasca interna del mantello, ci sono un po' di soldi e un foglietto con un indirizzo. Non fare nulla adesso, guarda tutto quando sarai uscito da qui. Recati lì e sarai in salvo.- Restò un attimo in silenzio e inspirò profondamente prima di continuare. -Devo avvisarti di una cosa. Qualcuno tenterà di fermarti. Se riusciranno sarai loro per sempre. Sono uomini senza volto, creature che vogliono impedirti di essere libero. Saranno in tre, solo tre. Evitali o affrontali, ma non farti prendere… o sarà la tua fine!-

-Perché mi stai aiutando? Io non ti conosco.-

-Già… ma io conosco te! E poi vorrei evitare che questa festa ti rovinasse la vita. Come ti ho detto la direttrice vi scoprirà e qualcuno pagherà a caro prezzo questo scherzetto… Ora vai!-

Il ragazzo prese il mantello, lo indossò ed uscì. Dalla finestra si poteva vedere che procedeva con un passo veloce, avvolto strettamente nel proprio mantello, come se un freddo pungente gli penetrasse nelle ossa. Restò a guardarlo alcuni istanti, poi la sua attenzione fu richiamata da una mano che si poggiava sulla spalla.

-Allora? Chi era il tizio con il mantello che è appena uscito?- chiese uno dei suoi compagni.

-Uno nuovo che non si stava divertendo molto. Abbiamo fatto due parole e poi è voluto andare via.-

-Vieni a farti un altro giro? Tequila?-

-No, vi ringrazio ragazzi, ma sento un forte mal di testa…-

-Stai bene? Sei un po' pallido effettivamente.-

-Si, state tranquilli. Adesso vado a dormire e domani sarò come nuovo. Buonanotte a tutti. Divertitevi.-

Mentre usciva dal solaio prese una sigaretta dal pacchetto e la accese. I suoi amici lo osservarono e poi tornarono alle proprie attività chiedendosi da quando aveva cominciato a fumare…

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martedì, 20 dicembre 2005

XX - L'ANGELO DEL GIUDIZIO

Il sole stava tramontando e le ombre delle colline giocavano con l'edificio posto ai loro piedi disegnando immagini inquietanti. Il tramonto non era mai un momento piacevole della giornata; l'Inquisitore aveva insegnato che è nella notte che il male opera con maggiore forza. Tutti erano riuniti ad ascoltare le parole dell'uomo che da anni li guidava con saggezza e purezza.

-Sono le tenebre il nascondiglio ideale per demoni e diavoli che si aggirano nelle nostre lande. Diffidate fratelli da chi nella notte vi chiede riparo. Diffidate degli uomini che preferiscono il buio alla luce pura del sole. L'uomo giusto nel giorno lavora e durante la notte riposa. Rammentatelo sempre.-

Brusii di approvazione si udirono all'interno della sala. Le parole che l'Inquisitore elargiva ai presenti erano sempre ricche di spunti e riflessioni. Allargò le mani e chinò il capo chiudendo gli occhi. I presenti tacquero quasi immediatamente e si alzarono a loro volta in piedi. Il silenzio regnò nella sala. Alzò la testa e aprì gli occhi, come a voler guardare tutti i presenti uno per uno, fissandoli e studiandoli. -Bene, prima che il soli cali del tutto, tornate alle vostre case. Tenete a mente le mie parole e siate sempre giusti nei vostri giudizi. Andate!-

I presenti si indirizzarono verso l'uscita. Alcuni si salutarono con strette di mano o pacche sulle spalle. In pochi minuti la sala fu vuota. L'uomo sul pulpito osservava i suoi confratelli chiudere i portoni e riordinare. Attese un po' prima di scendere e uscire attraverso una porta laterale che conduceva al corpo centrale dell'edificio.

"Sono sempre piacevolmente sorpreso dalle parole che riuscite ad usare per convincere gli zotici che vi ascoltano a fare ciò che desiderate!"

"Non adesso! Non è questo il momento né il luogo adatto. Aspettami nella mia stanza!"

"Come desiderate padrone... ho delle notizie per voi!"

L'Inquisitore si fermò e si guardò intorno. Nessuno. Eppure, ogni volta che il suo servo manifestava la propria presenza fuori dalle mura della sua stanza, era preoccupato. Nessuno poteva vederlo e nessuno poteva sentirlo, ma in un luogo come quello era bene non dare mai nulla per scontato. Da molti anni era riuscito ad esserne la guida, e mancava poco al raggiungimento dell'obiettivo finale, non era il caso di rovinare il tutto per un'azione superficiale o sconsiderata. Aveva lavorato con fatica. Non voleva vedere mandato tutto all'aria. Strinse i pugni e respirò profondamente un paio di volte, prima di riprendere il proprio cammino. Le torce illuminavano i corridoi e la sua ombra ondeggiava e tremolava seguendo la luce.

"Quale informazione importante avrà avuto?" Il pensiero si era insinuato insidioso nella sua mente e non accennava a volerlo lasciare. "Maledizione! Non riesco a concentrarmi! Ma non posso saltare il rituale. Devo pazientare. Devo pazientare solo un'ora." Entrò nella sala dove gli altri confratelli erano già radunati. Prese la clessidra e la voltò. La sabbia iniziò a scendere lentamente. Per un'ora avrebbero pregato tutti insieme. Come era sempre stato insegnato loro. L'Inquisitore osservava la clessidra inquieto. Avrebbe voluto far scendere tutta la sabbia in un colpo solo. Terminare quella straziante agonia e andare a conoscere le informazioni che il suo servitore aveva. "Sono così vicino a mettere fine a tutte queste sciocchezze! A breve, se tutto va come spero io, avrò abbastanza potere da governare da solo questo mondo. Eliminerò tutti i falsi Dei che sono nel mondo e sarò l'unico ed il solo! Per sempre!" I pensieri lo rendevano sempre più agitato e fremente. La clessidra versò il suo ultimo granello di sabbia, indicando che l'ora era trascorsa. I presenti si alzarono e l'Inquisitore rapidamente uscì per dirigersi verso le sue stanze. Alcuni dei presenti lo guardarono un po' perplessi, ma senza dare peso alla cosa.

Aprì la porta accolto dalla fioca luce proveniente da alcune candele all'interno della stanza. Entrò e chiuse la porta alle sue spalle. Si diresse alla scrivania e si sedette sulla sedia. Si guardò intorno e dopo poco un'ombra nera si materializzò di fronte a lui.

"Mi è giunta notizia che un giovane Cavaliere è in possesso di uno degli Arcani del Potere che state cercando."

"Se è vero quello che dici, devo riuscire ad impadronirmene! Credo che questo lo farò bruciare su un rogo come eretico."

"Padrone, non è una saggia idea la vostra. Dicono che questo sia un Cavaliere della Luce. Non sarebbe una buona decisione bruciarlo."

"Devo avere quella carta!"

"Forse potreste convincerlo con l'inganno a cederla. Potrebbe non conoscere il potere della carta, e voi, con la vostra abilità dialettica, potreste riuscire a farvi dare la carta."

"Bene... dove posso trovare questo giovane Cavaliere? Sai darmi anche questa notizia?"

"Mio signore... era questo il motivo della mia ricerca della vostra persona in precedenza. E' qui! Ha chiesto ospitalità per la notte..."

"Quale sorte benigna! Farò in modo di parlare con lui al più presto. Ora vai... e non importunarmi mai più al di fuori di queste mura! Sono stato chiaro?"

"Si padrone!"

La creatura d'ombra si dissolse quasi istantaneamente L'Inquisitore si alzò e si diresse verso la libreria. Prese un pesante tomo rilegato in pelle ed una scatola di legno finemente lavorata e decorata. Appoggiò entrambi con cura sul tavolo. Aprì la scatola e prese tutte le carte in oro presenti al suo interno e le dispose sul tavolo contandole e ripetendo i loro nomi. Ne mancavano due. Il libro era molto chiaro in proposito. Non era ancora riuscito a tradurlo completamente, ma era sulla buona strada. "E domani mattina ne mancherà solo più una!" Il pensiero e l'eccitazione gli impedirono di riposare. Trascorse la notte a leggere le parti già tradotte e ad osservare la perfezione di quelle carte in oro. Il canto del gallo che annunciava l'alba lo trovò addormentato sul tavolo con il libro come cuscino.

"Padrone! Il Cavaliere è nella sala comune."

L'Inquisitore si preparò e scese alla sala comune, dove ogni mattina i confratelli dividevano la colazione. Era stanco e provato dalla notte senza sonno, ma nessuno parve notarlo. Entrò nella sala e vide, verso il fondo, il Cavaliere. Si diresse, con passo deciso, verso di lui.

-Porgo i miei omaggi, Cavaliere! E' un onore per noi avervi ospitato e dividere il nostro pasto con Voi.-

-Inquisitore! E' un onore per me incontrare un uomo della vostra moralità e coraggio.-

-Ho sempre e solo fatto il mio dovere. Nulla più. Avrei piacere, se lo desiderate, disquisire con voi dopo la colazione.-

-Certamente. Ben lieto di accettare il vostro invito.-

-Bene, allora raggiungetemi nelle mie stanze a metà mattina.-

Detto questo si accomiatò per prendere posto a tavola e consumare la propria colazione. Terminato il tutto, si diresse nelle proprie stanze, dove avrebbe atteso l'arrivo del giovane. Il bussare alla porta lo destò dai propri pensieri. La luce del sole filtrava dalle finestre, illuminando tutta la stanza. Si alzò dalla sedia e si diresse verso la porta. La aprì e trovò il Cavaliere, puntuale come si era aspettato.

-La prego si accomodi.- Lo invitò ad entrare, indicandogli una sedia ove accomodarsi mentre chiudeva la porta serrandola con la chiave.

Il giovane entrò e si accomodò, ma mentre l'Inquisitore si avvicinava per prendere posto, si alzò e si diresse verso la libreria.

-Quali stupendi volumi possedete! - disse mentre leggeva i titoli e osservava le superbe rilegature.

-Amo la cultura e tutto quello che ci può insegnare per migliorare ciò che siamo.-

La discussione era intensa e viva. I due interlocutori avevano molto da dire e da dirsi. Si ascoltavano reciprocamente e parlavano come se si conoscessero da anni. Come se quell'incontro rappresentasse il riunirsi di due vecchi amici, di due fratelli. Certamente avevano esperienze di vita diverse, ma questo rendeva la discussione più vivace. Analizzarono diversi libri presenti nella libreria, fino a quando arrivarono a parlare di un tomo particolarmente antico.

-E questo? che libro è?- chiese il Cavaliere.

-E' un tomo che sto cercando di tradurre. Vedete, ho annotato alcuni dei brani, che credo di essere riuscito a decifrare, ma osservate le immagini che vi sono riprodotte, non vi sembrano magnifiche?-

-Non avrei mai immaginato che ci potessero essere amanuensi in grado di miniare a questo livello-

L'Inquisitore continuava a sfogliare le pagine del libro, come se stesse cercando qualcosa, qualcosa che sapeva benissimo dove trovare. Il giovane era sempre più attratto dal libro, lo osservava con attenzione e quasi con bramosia.

-Un attimo! Io questa immagine la conosco. L'ho già vista.- disse il giovane fermando la mano dell'uomo che sfogliava.

-Non è possibile.- replicò l'Inquisitore - Non ho mai visto immagini simili in altri libri...-

-Ma io non parlo di altri libri... guardate.- E mentre pronunciava queste parole, estrasse dalla tasca una carta in oro che raffigurava il medesimo disegno presente nel libro.

-Sono stupito! Mi permettete di osservare ciò che avete in mano? Non credevo che esistessero questi... oggetti.-

Il giovane Cavaliere porse la carta in oro all'Inquisitore, ma appena egli la toccò nella mente del giovane una sensazione di pericolo e di terrore prese forma. Chiuse la presa sulla carta e oppose resistenza, fino a toglierla dalle mani dell'Inquisitore.

-Cosa vi prende? Vi avevo chiesto di vederla.-

"Non credergli! E' un uomo malvagio e corrotto. Fai in modo che io non cada nelle sue mani" La voce parlava nella mente del Cavaliere, che, sbigottito, face un passo indietro e portò la mano alla spada.

-Non era così che doveva andare, ma se è questo quello che vuoi... così sia! Orohog!-

Alle spalle del giovane una creatura d'ombra prese forma e iniziò a stringerlo in un abbraccio mortale.

"Usa il mio potere... concentrati su quello che sono e su quello che vuoi!"

Il Cavaliere della Luce sentiva che le sue forze lo stavano abbandonando, mentre sul volto dell'Inquisitore compariva un sorriso soddisfatto. L'ombra lo stava consumando. Concentrò i propri pensieri sulla carta e sul suo significato. Cercò dentro di sé la forza e la trovò. Un'esplosione di energia si irradiò dal suo corpo. L'ombra venne investita completamente e si dissolse istantaneamente. Ora, di fronte all'Inquisitore, si trovava un Cavaliere della Luce asceso ad Angelo del Giudizio. Due grandi e lucenti ali piumate spuntavano dalla sua schiena. La spada fiammeggiante era nella sua mano destra e una tromba in quella sinistra.

-Io sono l'Angelo del Giudizio. Ho il compito di giudicare le creature che hanno camminato su questa terra!-

Portò la tromba alla bocca e soffiò. Il suono prodotto costrinse l'uomo a tapparsi le orecchie, ma era tutto inutile. Il suono penetrava nella sua mente, nel suo cuore e lo stava consumando.

-Vai con gli altri dannati! Non sei degno di sentire la Voce di Dio!-

Alzò la spada infuocata e lo colpì. Nel medesimo istante il corpo dell'uomo si contorse per il dolore e precipitò negli inferi, maledetto per tutto il male che aveva compiuto a causa della sua sete di potere.

"Cavaliere della Luce, il tuo cuore è puro e quindi posso chiedere il tuo aiuto. Distruggi il libro, in modo che nessuno mai possa avere la conoscenza del potere racchiuso in queste carte. Gli Arcani del Potere non posso essere distrutti, dato come sono stati creati. Quindi ti chiedo di nascondere ogni carta in un luogo sicuro, lontano dalla bramosia dell'uomo. Lo farai?"

Tornato tutto alla normalità, il Cavaliere della Luce prese il libro e lo gettò nel camino e ravvivò il fuoco con alcuni ceppi. Lo osservò bruciare e ebbe la sensazione che qualcosa di vivo stesse bruciando. Prese la scatola di legno, vi ripose la carta che era in suo possesso e partì immediatamente per svolgere il compito assegnatogli dall'Angelo del Giudizio.

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mercoledì, 07 dicembre 2005

XVIIII - IL SOLE

-Ciao!-

-Ciao. Scusami per l'ora... ti disturbo?- disse il ragazzo con tono leggermente depresso.

-No no! Nessun problema, c'è qualcosa che non va?-

-Lascia stare... Sono in crisi! Non so cosa scrivere! Sono depressissimo... lo so che non si dice, ma mi sento così!-

-Come non sai cosa scrivere? Finito qui? E tutte le cose che avevi detto? Scrivo un racconto al giorno! Faccio questo e poi quello... e quell'altro... Già finito tutto?-

-Penso di sì... Sai che ogni cosa che inizio, difficilmente riesco a portarla a termine... sono fatto così!-

-Ma come mai non ti viene in mente nulla?-

-Non so cosa dire... le altre carte le guardavo e ognuna mi rivelava la sua storia, aveva qualcosa da dire. Un segreto, un racconto particolare, qualcosa nascosto che la mia mente riusciva a penetrare e a farsi narrare... invece qui è il nulla! Ho la carta in mano, la guardo, la osservo, la studio, ma nulla. Te l'ho detto, sono depressissimo. Mi sento come alle superiori, quando mi trovavo con il foglio davanti e dovevo scrivere un tema. Il vuoto. Dalla mia mente scompariva tutto. Sono due giorni che penso a cosa scrivere... hem a dire la verità ieri non ero per nulla ispirato, e quindi ho solo buttato un occhio alla carta e poi ho lasciato perdere... ma oggi, non capisco... non riesco a capire!-

-Dai... non fare così. Qual è la carta di oggi?-

-Il sole...-

-E quale significato ha?-

-Allora... come dire... va tutto bene, anche meglio! Questo se dritta, ma anche storta... va sempre tutto bene... un po' meno, ma comunque è tutto positivo!-

-Certo certo- disse ridendo la ragazza -mentre nelle altre andava tutto male... un po' come nei tuoi racconti?-

-Cosa stai insinuando? Che è andato tutto male? Non mi sembra... anzi, aspetta, cioè... hai ragione. Forse è per questo che non so che cosa raccontare. Perché è una carta dove va tutto bene...-

-E se non fosse così? Hai provato a guardare la cosa da un altro punto di vista? Di solito lo fai... non ti chiudi nell'attendere una risposta. Fallo anche ora, cerca di comprendere meglio la carta. Credo che ne abbia di storie da raccontare... forse molte di più delle altre! Solo che tu non riesci a vederle. Scrivere non è facile, ma tu ci stai mettendo impegno e lo fai perché ti piace... ok? Vedrai che se apri il cuore alla carta, lei ti aprirà ai suoi segreti e tu saprai cosa raccontare.-

-Grazie! Credo di aver capito cosa mi vuoi dire! Appena ho finito ti mando il racconto... così lo leggi in anteprima.-

-Lo aspetto!-

Prese la carta in mano, vide il grande sole che si stagliava al centro della carta, emanando i propri raggi per abbracciare un uomo e una donna al centro di quello che sembrava essere un giardino. La guardò con attenzione e comprese."Come ho fatto ad essere così sciocco! E' così semplice la storia di questa carta. Semplice come il suo significato. Il sole ci ha protetto da sempre. I suoi raggi ci hanno sempre scaldato, dai tempi del giardino dell'Eden. L'uomo e la donna non possono essere che loro... Ecco perché non riesco ad arrivare al cuore della carta. Perché questa carta rappresenta e racchiude tutta la storia dell'uomo, di ogni uomo."

La fece ruotare e la guardò capovolta. La rigirò e continuò ad osservarla. Una sensazione di calore lo avvolse. Un calore protettivo gli trasmetteva un senso di sicurezza e di libertà. Il sole che ogni giorno guarda gli uomini e le loro azioni. Il sole che non può raccontare tutto quello che ha visto, perché il cuore di nessun uomo è pronto a raccogliere certi segreti. Posò la carta, consapevole di aver appreso quello che era necessario. La fissò ancora un attimo e poi la voltò con il dorso verso l'alto.

"Vedo che hai compreso il motivo per cui non ti ho narrato alcuna novella, come invece hanno fatto i miei fratelli. Giovane uomo, io sono la memoria del mondo e degli uomini!"

La storia del mondo gli comparve rapidamente davanti agli occhi. Le immagini si susseguivano, tornando indietro nel tempo. La consapevolezza di tutte le nefandezze compiute dagli uomini prese possesso del suo cuore. "E di tutto questo ci vogliamo dimenticare. Anzi, vogliono farci dimenticare! Ecco perché l'uomo non avrà futuro se non cambierà la propria strada con le proprie forze! E saremo soli... sempre!"

"No giovane uomo, non sarete soli. Io continuerò a proteggervi e scaldarvi. E scalderò anche il vostro cuore... se vorrete!"

Signore & Signori venghino a leggere lo scritto di: DocHuge delle 01:49 | link | commenti (8) |
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sabato, 03 dicembre 2005

XVIII - LA LUNA

Piangeva. Lacrime di tristezza e dolore rigavano il volto della ragazza. I suoi stupendi occhi celesti erano arrossati e gonfi. Il ragazzo la guardò e lei, nonostante tutto, sostenne il suo sguardo. Lui prese il pacchetto di sigarette e ne accese una. Nessuna parola tra i due, solo il rumore dei loro respiri. Fece due profonde boccate e poi buttò la sigaretta, non aveva voglia di fumare. Il silenzio, imbarazzante, continuava a dominare.

-Mi devi dire altro?- esordì lei improvvisamente, rompendo quella fragile tregua.

-No... non credo. Volevo sapere se hai capito perché lo faccio.- rispose lui.

-No, non l'ho capito. Comunque la decisione è tua... ed io la rispetto.-

Di nuovo silenzio. I loro sguardi si incrociavano ed era difficile capire cosa volessero dirsi gli occhi. La luce del giorno diminuiva la propria intensità. Il tempo passava ma le cose non sembravano mutare. Silenzi e sguardi. Sguardi e silenzi. Già perché entrambi avevano qualcosa da dirsi, ma nessuno aveva il coraggio o voleva dire qualcosa. Si stavano torturando silenziosamente. Probabilmente se avessero trovato il coraggio di parlare, sarebbero riusciti a mutare questa situazione. Anche se, in questo genere di questioni, non è mai facile trovare una soluzione o un compromesso.

-Va bene. Ti odio! Sei contento adesso? E' questo che vuoi sentirti dire? Adesso potresti, gentilmente, lasciarmi in pace?- il tono della voce era quasi infastidito.

-Sei proprio una stupida!- disse lui mentre le lacrime rendevano lucidi i suoi occhi.

I primi lampioni iniziarono ad accendersi. Il tramonto creava lunghe ombre scure. La ragazza era ancora seduta sulla panchina, non si era mai mossa da quando si erano incontrati. Il ragazzo, poco distante da lei, si muoveva nervosamente con passi rapidi avanti e indietro. L'autunno, quasi alle porte, regalava ancora una giornata calda, anche se a passare tra i due si percepiva un freddo tagliente, quasi fosse inverno inoltrato.

-Sii sincero… C'è un'altra?-

-Quante volte devo dirtelo? No! Non c'è nessun'altra.- la voce era stanca a ripetere quelle parole.

-Allora è colpa mia? Sono stata io a farti qualcosa?-

-No...ti prego. La colpa è mia. Sono io che sono fatto male. Sono io che non mi sento di continuare. Non chiedermi il motivo, perché non credo che sarei in grado di spiegartelo. Non voglio rovinare la tua vita, preferisco essere sincero e chiudere qui, piuttosto che andare avanti senza sapere perché.- abbassò la testa nel pronunciare quella frase. Non riusciva a sostenere lo sguardo della ragazza, non voleva vederla piangere, non voleva tante cose... "Ci sono cose che non riesco a spiegare neanche a me stesso. Come potrei farlo con te? Non riesco neanche più a guardarti negli occhi."

L'alternarsi di silenzi e mezze frasi, aveva permesso alla luna di fare capolino in un cielo stellato.

"Che splendida luna. Forse non era questo il momento per dirglielo, forse avrei dovuto aspettare, capire meglio che cosa sente il mio cuore. Anche se so cosa sente il mio cuore. Ma ho paura. Paura di legarmi a qualcuno." fu il pensiero del giovane, mentre guardava la luna piena alta nel cielo.

"Che splendida luna. Perché mi sta facendo questo? Perché lo fa senza darmi una spiegazione? Perché l'unica persona a cui ho aperto totalmente il mio cuore mi sta facendo questo? Perché devo soffrire in questo modo senza una vera ragione?" fu il pensiero della ragazza con lo sguardo rivolto verso la luna.

Restarono fermi per un tempo che sembrava infinito. Avvolti nei propri pensieri con gli occhi rivolti al cielo. Tutti e due avevano domande da rivolgere a se stessi e all'altro. Domande che non sarebbero mai uscite dalle loro bocche, perché il cuore non parla quasi mai nel genere umano. O meglio parla, ma difficilmente viene ascoltato. Una raffica improvvisa di vento li svegliò dal torpore in cui erano caduti. Si scossero, come appena svegliati. Alcune foglie volavano nel cielo, trasportate dalla brezza. Qualcosa stava scendendo dal cielo roteando ripetutamente su se stessa. Arrivò a terra esattamente tra loro. Era una carta. La guardarono meglio, rappresentava la luna radiosa. Alzando gli occhi da terra gli sguardi si incrociarono.

-Bene. Ora devo proprio andare.- disse lei con tono distaccato.

-D'accordo. Ti accompagno?- rispose lui d'istinto. Chiuse gli occhi e si morse un labbro.

-Non ti preoccupare. Ho la macchina qui vicino. Grazie!- il tono era ancora più distaccato.

-Come vuoi... Allora...  Ciao.-

-Ciao.-

Il ragazzo restò fermo a guardare lei che si allontanava. Non si mosse per diversi minuti. Immobile e silenzioso.

"Sciocco! Ne ho viste di persone compiere azioni di ogni sorta, per i più svariati motivi. Che destino triste che vi siete disegnati oggi. Perché non avete ascoltato i vostri cuori? Sarebbe stato molto meglio per entrambi. Vediamo... La ragazza smetterà di amare. Userà le proprie capacità per emergere nel lavoro. Troverà un uomo che la tratterà da principessa, ma lo perderà tragicamente a causa del lavoro... e sarà per sempre sola. Per lui le cose non andranno meglio... Vivrà male, sempre combattuto riguardo al proprio futuro. Avrà un lavoro che non lo soddisfa, si innamorerà perdutamente di una donna che lo tradirà. Quando lo scoprirà  brucerà la propria anima nella vendetta e... no, questo non è possibile, diventerà uno di noi!" Una forte raffica di vento fece alzare la carta da terra... il ragazzo la vide e la seguì con lo sguardo. Come se questo potesse dargli una speranza.

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